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Città di Marittima

La storia

L’esistenza di Marittima risale ad epoche remote, come prova il ritrovamento di antiche monete e di manufatti tipici litici e fittili.

Come i vicini centri di Diso, Vaste e Castro, anche Marittima è stata abitata nei tempi passati dai Messapi.
 

Marittima, casale della Contea di Castro, per più secoli e fino al 1809 fu Comune autonomo con la consueta denominazione di Università;  la sua è una storia di fatti quotidiani, di lavoro e di sacrifici, di angherie e di condizioni di servi della gleba sotto i signori feudatari, che tennero la vita economica del paese in un deplorevole immobilismo, che fu rotto da un tragico destino nel 1537.

Già da tempo le coste salentine erano minacciate dalle scorrerie dei predoni turchi o saraceni, che più volte depredarono e saccheggiarono le coste e a volte anche l’entroterra non solo del Salento, anche della Calabria e del versante tirrenico.
 

Il 28 luglio 1537 Castro cadeva sotto i colpi dei Turchi, alleati dei Francesi per indebolire il governo spagnolo del Regno di Napoli, e Marittima fu distrutta e incendiata.

La vita continuò, anche se amara, e nel 1573 Marittima contava già un centinaio di abitanti: Ma una nuova sventura seminò morte e scoramento: un’orda di corsari turchi saccheggiò le coste salentine, infierendo contro Castro e i paesi vicini, tra cui Marittima.
Altre incursioni e atti vandalici di pirateria si susseguirono nel tempo fino all’inizio del 1800.
 

Per difendere tutto il territorio salentino dalle incursioni nemiche, Carlo V e i successivi re di Spagna pensarono di presidiare le coste con Torri e nel 1748 nel Salento se ne contavano già 80.

Una delle torri più antiche dell’estrema costa del Salento è Torre Lupo, che risale alla fine del Quattrocento o ai primi anni del Cinquecento.

Sorge isolata su una notevole altrura (100 metri) , dominando sul seno Acquaviva e sull’ampio specchio di mare che va da Castro fino al promontorio di Capo di Leuca.

Era in comunicazione con altre torri costiere per eventuali pericoli di assalti nemici.
 

Anche in paese furono costruite torri a difesa degli abitanti, molto probabilmente dopo l’ultima incursione del  1573,rendendo il centro abitato un fortilizio. Di quelle torri alcune non esistono più, altre sono in buono  stato di conservazione, anche se adibite a case private. La più famosa è in Via B.Cellini, attigua al palazzo baronale dei Maglietta, detta “Torre di Alfonso”: E’ un bel torrione a base quadrata, con balconata in alto che dà maestosità, eleganza e movimento a tutta la costruzione.

Importanza storica e discreto valore artistico ha la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli con l’annesso ex Convento dei Padri  Conventuali.
 

La chiesa di Santa Maria di Costantinopoli fu costruita nel 1610 per accogliere un’ icona della Madonna, detta di Costantinopoli o Odegitria, prodigiosamente rinvenuta.

L’esterno non ha alcuna struttura architettonica, se non il portale in pietra leccese lavorata.

Nel Settecento fu ritoccata e abbellita di stucchi e di altari, che dànno all’insieme un sapore barocco.
 

Tra i numerosi altari merita una particolare attenzione quello del Crocefisso, di un bel barocco leccese, forse opera di Giuseppe Cino, l’autore del palazzo del Seminario di Lecce. Al Cino ( o alla sua scuola) sono anche attribuiti il portale, l’osanna dell’icona sull’altare maggiore e le due porte di accesso alla sagrestia, presumibilmente tutti del 1691 data incisa sugli ovali del portale.

Le tele che adornano le pareti interne non hanno particolare valore artistico, il piccolo organo settecentesco a canne di piombo è un gioiello d’arte. Ma senza dubbio di molta devozione e venerazione è l’affresco della Madonna inserito in una raggiera in pietra lavorata sull’altare maggiore.
 

Di poco posteriore ( 1621 ) è il Convento, oggi di proprietà privata. Tutti i locali  (chiostro, pozzo, arcate, celle, dormitorio, cucina, stalle, magazzini) conservano ancora la struttura originaria.

Lo stemma francescano con epigrafe in latino è ancora ben visibile sul portone d’ingresso del Convento ed è datato 1727.

Il Convento ha ospitato una comunità di monaci francescani, che furono di grande utilità per Marittima e per i paesi vicini. Fu sede e dimora di alcuni Vescovi della diocesi di Castro,soppressa nel 1818.

Le risorse economiche del Convento, però, non furono sufficienti a sostenere la convivenza della Comunità religiosa, che nel 1795 fu soppressa.
 

La Chiesa parrocchiale, intitolata a S.Vitale martire, non ha particolare importanza artistica ed è sorta su una chiesa preesistente. Il disegno è dell’architetto Filippo Bacile di Spongano.

L‘interno è di stile neoclassico, mentre l’antica facciata è di un elegante barocco.

La chiesa ha tre navate, movimentata da archi e cornicioni che terminano in una elegante cupola centrale ellissoidale, adorna di affreschi.

Le numerose tele (molte provenienti dalla dismessa chiesetta del Convento) delle pareti interne hanno solo valore documentario; merita qualche attenzione la grande tela sull’altare maggiore raffigurante S.Vitale a cavallo e certamente dei primi anni del Seicento.

In una nicchia è conservata, come prezioso cimelio, la statua lignea di piccole dimensioni del protettore S.Vitale.
 

Molto eleganti nella loro struttura sono invece i numerosi palazzi e case signorili: Palazzo Spagnolo con corte, i palazzi baronali Maglietta con stemma e data, palazzo Gerolamo Russi a bugnato e con bel portale, palazzo Paolino Russi con corte e data, palazzo Vitale Russi con basamento a bugnato e con portale monumentale sormontato da un bel balcone aggettante,palazzo Salvatore Russi dalle finestre ogivali orientaleggianti, palazzo Cesario Nuzzo in Via Cellini e palazzo Carlo Nuzzo in Piazza della Vittoria.


  
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